Arte contemporanea: intervista con Paola Chartroux
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Arte contemporanea: intervista con Paola Chartroux

Arte contemporanea: intervista con Paola Chartroux

Paola Chartroux, come è entrata l’arte nella tua vita?

Sono nata e cresciuta a Roma, circondata dalla bellezza, i miei mi portavano a giocare a Villa Borghese, come non innamorarsi dell’arte? 

Hai vissuto esperienze professionali diverse, decoratrice e illustratrice prima, documentarista dopo, fino alla scelta di dedicarti completamente alla tua ricerca artistica. Tutte hanno come comune denominatore la progettazione creativa. Come hanno contribuito a definire la tua produzione artistica attuale e in che misura?

La mia passione è sempre stata quella di raccontare storie attraverso le immagini, con disegni, video o forme tridimensionali. 

Il primo contatto con la materia l’ho avuto al liceo artistico, lì sono nate le mie prime sculture.

Finito il liceo, oltre a studiare Storia dell’Arte all’Università, ho deciso di seguire un corso di scultura su legno e su pietra alla Hochschule fur Gestaltung un Kunst di Zurigo. Un’esperienza molto formativa a suon di scalpelli e sgorbi.

Tornata a Roma ho lavorato come decoratrice, realizzando soprattutto bassorilievi in molti locali di Roma, e poi come grafica editoriale e pubblicitaria.

Anche il disegno mi ha sempre appassionato e ho illustrato copertine per la casa editrice E/O, campagne pubblicitarie con Saatchi & Saatchi e Young & Rubicam, ho disegnato per Pfizer, Q8, Mondadori, Gambero Rosso, RCS, Comune di Roma, WWF, ELI Editore, Legapesca, e altri. Con figure di plastilina colorata ho illustrato il libro “Pietro” per Gallucci Editore e ”Il Rubricotto” selezionato nell’European Design Annual nel 2000.

Nel 2005 ho seguito un corso di ripresa professionale e di editing video. Cosi è nata la mia esperienza da documentarista che mi ha portato a realizzare, per la mostra “Adotta un disegno” di Emergency,  regia e montaggio del filmato “Gli altri bambini”, Edizioni Fandango, per cui ho ricevuto il Globo d’Oro Speciale assegnato dalla Stampa Estera nel 2009, sono stata finalista alla sezione “NGO World Videos” del Milano Film Festival 2009 e 2° Classificato al Festival Internazionale Cinematografico “Un film per la pace” Medea, luglio 2008.

Nel 2006 ho cominciato a collaborare con la trasmissione della RAI “Alle falde del Kilimangiaro” per la quale ho realizzato documentari di viaggio curando produzione, ideazione, testi, regia e montaggio da Eritrea, Svalbard, Uganda, Mozambico, Portogallo, Guinea Bissau, Senegal, Qatar, Bahrain, Perù, Bolivia, Giordania, Giamaica, Norvegia, Canada, Marocco, Isole Cook, Faroe…

Un giorno mentre collaboravo con la rivista “Il Male“ di Vauro e Vincino mi è stato chiesto se potevo realizzare una scultura in cartapesta per un evento, lavorandoci mi sono resa conto di quanto la materia fosse il mio grande amore. Così sono tornata a mettere le mani in pasta, per continuare a raccontare storie, a tuttotondo.

L’immagine femminile è al centro del tuo interesse. Donne accarezzate dalla brezza marina, donne in attesa distese placidamente, donne che si tuffano nell’acqua, donne scompigliate dai venti, “I loro capelli indicano la direzione del vento. Il vento come motore dell’anima”. Parlaci del tuo rapporto con la rappresentazione dell’universo femminile.

Le parole di Alda Merini “Nessuno mi pettina bene come il vento” condensano la mia immagine del femminile. Quando modello un viso, definisco una bocca o la posizione di una mano vedo che la mia scultura prende forma, acquista un’espressione, una sua propria storia. Mi affascina trasformare le mie visioni in forme, perlopiù curve, piene. Le mie figure femminili le immagino che si godono attimi di vita, immerse nei propri pensieri, connesse con la propria anima, che si lasciano attraversare dal vento e dalle emozioni.

Quali sono state le difficoltà che hai trovato agli inizi? E quali le soddisfazioni?

Mi sento sempre all’inizio! La mia più grande gioia è quando mi dicono che le mie figure comunicano una suggestione. 

Quando progetti un’opera, come la prepari? Crei una bozza? Ti lasci ispirare al momento? Quale è il tuo processo creativo? Parlaci della tua tecnica e dei materiali che prediligi.

Amo l’argilla perché è un materiale povero, presente in ogni angolo del mondo, un materiale che ha a che fare con gli elementi fondamentali: terra, acqua, aria e fuoco, un materiale che dall’inizio della storia dell’uomo è stato usato per creare figure come forma di espressione artistica. Come molti prima di me, anche io sono affascinata dal trasformare, attraverso le mie mani, un pezzo di terra in un racconto.

Lavoro la creta in diversi passaggi. Inizio con l’argilla fresca, morbida e carica di acqua, modellando una bozza del pezzo che voglio realizzare. Aspetto uno o due giorni fino a che la creta diventa dura come cuoio e la tratto come fosse una pietra tenera: la scolpisco, scavo e levo materiale aiutandomi con attrezzi di legno e metallo fino a raggiungere le forme che desidero.

Dopo gli ultimi ritocchi aspetto che il pezzo sia completamente asciutto per cuocerlo in forno ad una temperatura di 1000 gradi per 10 ore. Uso diversi tipi di argilla, bianca, nera. Amo molto la classica “creta italiana” perché ha un caldo colore rosso che spesso mi piace lasciare a vista. Coloro con gli engobbi (crete colorate) o con smalti ceramici. Una seconda cottura, di una decina di ore, vetrifica il pezzo.

Quanto negli anni è stata importante per te la possibilità di rapportati e condividere esperienze e tecniche con altri artisti? Hai un riferimento che ha ispirato i tuoi primi passi nel mondo dell’arte?

Credo profondamente nello scambio di esperienze e conoscenze perché il confronto, la condivisione di esperienze, di spazi, sono un arricchimento e uno stimolo fondamentale.  I riferimenti che mi hanno ispirato sono moltissimi, ma il primo in assoluto è stato lo scultore Umberto Boccioni e solo ora mi viene in mente che effettivamente la prima scultura di cui mi sono innamorata era proprio ”Forme uniche della continuità nello spazio” del 1913, una figura che attraversa lo spazio a grande velocità , una forma attraversata dal vento. 

Hai un profilo Instagram che aggiorni con frequenza con le ultime produzioni. Quale è il tuo rapporto con i social? Quanto contribuiscono a promuovere la tua arte? E quali secondo te sono le principali differenze rispetto alla tradizionale esposizione e vendita nelle Gallerie?

In realtà non pubblico molto però penso che i social siano una importante risorsa, credo che reale e virtuale siano strettamente connessi e non binari paralleli. Anche per questo la galleria è un luogo importante, un posto dove persone competenti rendono fruibile il mio lavoro e dove le mie sculture possono essere toccate e godute a tuttotondo.

Se avessi la possibilità di scegliere un luogo in qualsiasi posto nel mondo dove esprimere la tua arte quale sarebbe e perché?

A parte Roma un posto al mare, perché la linea blu dell’orizzonte è ciò che più di tutto stimola la mia curiosità e alimenta la mia fantasia.

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